martedì 3 giugno 2014

Maria Grazia Cucinotta ricorda Massimo Troisi a 20 anni dalla scomparsa: "Posso solo dirgli grazie"



Lanciata da Il postino, l'attrice-icona di Massimo Troisi ricorda l'attore e regista a vent'anni dalla scomparsa, il 4 giugno 1994.
Il suo incontro con Troisi?
«Ero giovanissima, molto timida e terrorizzata, perché a volte non capivo ciò che diceva per il modo in cui parlava. Lui ha capito comeero e con me ha sempre avuto grande pazienza».  Cosa conserva di prezioso di quel set?
«La sua lezione di vita era che vince sempre la semplicità. Mi consigliò di essere naturale quando recitavo. Quel film è speciale anche perché è pieno di piccole imperfezioni, quindi di verità».  Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa di questi vent'anni?
«Avrei gestito il successo in un altro modo, tante cose le ho capite tardi. Ma sono contenta per avercela fatta: sono partita da un posto piccolo e sono arrivata a lavorare con Woody Allen, nei Soprano, in 007. Ho avuto l'umiltà di mettermi in gioco con la partenza in America, dove ero solo un numero, mentre in Europa mi adoravano».  E cosa non cambierebbe?
«L'aver capito che questo lavoro porta facilmente all'egocentrismo, che poi viene pagato da chi ti sta vicino: marito e figli. Invece si può sbagliare un film, ma il ruolo di madre è per tutta la vita».  Ora il suo lavoro è soprattutto quello di produttrice.
«Sì, vorrei rifare il grande cinema che ci ha reso famosi nel mondo, ma mi scontro con un sistema italiano un po' misogino, che comunque mi considera un'attrice. Ho appena co-prodotto con la Cina un grande progetto con una sceneggiatura adatta alla loro censura e al nostro pubblico. Una commedia romantica con attori cinesi e italiani, tra cui me, Ninni Bruschetta e Sergio Assisi».  E da attrice con chi sogna ancora di lavorare?
«Con Emanuele Crialese, l'unico che può raccontare l'Italia in modo sincero».  C'è qualcosa che non ha avuto il tempo di dire a Massimo Troisi?
«Sì, una cosa: grazie».

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